Batterix è il serious game con cui l’associazione porta la prevenzione delle infezioni dentro le scuole, nel linguaggio con cui i ragazzi passano già le loro giornate.
Che cos’è
Un’applicazione educativa che colloca chi gioca in scenari sospesi tra la casa e l’ospedale, dove ogni scelta — lavarsi le mani, gestire un sintomo, comportarsi in un reparto — cambia il seguito della storia. Non c’è una lezione da ascoltare: c’è una sequenza di decisioni di cui si vedono le conseguenze.
Il progetto è nato dall’Associazione Fülop con il contributo scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali, ed è oggi proposto agli istituti scolastici italiani.

Perché serve
Le mani restano la principale via di trasmissione di germi e agenti patogeni, e il lavaggio corretto è tuttora fra gli interventi più efficaci contro le infezioni correlate all’assistenza. Quelle infezioni sono sempre più spesso sostenute da batteri che hanno imparato a resistere ai farmaci di uso comune: ridurre le infezioni evitabili significa ridurre le occasioni in cui un antibiotico serve davvero, e restringere lo spazio in cui la resistenza si diffonde.
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Come funziona
Il gioco affronta con un linguaggio diretto tre nodi che di solito restano confinati alla letteratura specialistica: la trasmissione delle infezioni, l’uso responsabile degli antibiotici, l’impatto sanitario e sociale della resistenza antimicrobica. «Non è la classica lezione», spiega Marianna Meschiari, dirigente medico della Clinica di malattie infettive dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena e referente per la stewardship antibiotica, ma un percorso in cui gli studenti diventano protagonisti delle proprie scelte e apprendono in modo attivo i comportamenti da adottare nella vita quotidiana e negli ambienti sanitari.
- Ambientazione. Situazioni di casa e di ospedale, con esiti che dipendono dalle decisioni di chi gioca.
- Contenuti. Igiene delle mani, riconoscimento e gestione dei sintomi, comportamenti in reparto e in visita, uso corretto degli antibiotici.
- Destinatari. Studenti di diverse fasce d’età, incontrati in classe e negli spazi digitali che frequentano.
- Impianto scientifico. Ogni scenario è verificato da specialisti in malattie infettive.
Chi lo ha costruito
L’ideazione è dell’Associazione Fülop, presieduta da Raffaele Di Monda, che ne descrive così la ragione: «con Batterix vogliamo parlare ai più giovani nel loro linguaggio», perché consapevolezza e prevenzione si costruiscono a partire dall’infanzia. Il contributo scientifico è di Cristina Mussini, presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali, di Marianna Meschiari e di Massimo Andreoni, componente del Consiglio superiore di sanità e presidente del comitato scientifico dell’associazione.
La presenza di clinici che lavorano su infezioni ospedaliere e stewardship antibiotica tiene il progetto dentro un perimetro tecnico definito: coinvolgere quanto basta a farsi seguire, restare accurato quanto serve a insegnare qualcosa.
Nelle scuole
Batterix è stato presentato per la prima volta il 10 marzo 2026 nell’Aula Magna «Gaetano Salvatore» della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli, prima della replica dello spettacolo As It Was. Il 31 marzo l’associazione lo ha portato all’Istituto Don Milani di Napoli, avviando il percorso negli istituti scolastici della città e della provincia.
Portare Batterix in classe
Gli istituti scolastici che intendono ospitare il progetto possono scrivere alla segreteria dell’associazione, indicando ordine e grado della scuola, numero di classi coinvolte e periodo di interesse.